Mi fanno sempre sorridere quelli che dicono di voler sostenere l’@opensource, imparare a gestire un server, usare alternative ai Big Tech e costruire un web più libero. Poi però finiscono a usare servizi proprietari perché sono gratis, esattamente con le stesse motivazioni di chi resta su servizi google, Facebook o WhatsApp: comodità e abitudine.
La cosa divertente è che alcuni usano servizi proprietari ospitati su Amazon e poi citano i guru anti sorveglianza. 😁
@filippodb @opensource ritengo sia un normale vorrei ma non posso. È come lamentarsi di amazon store ma poi si capisce che senza, non ci si potrebbe stare a meno di non avere tanti soldi e tempo disponibile per: cercare, valutare e poi comprare un arbitrario sovraprezzo spropositato del commerciante.
@bordercollie26 @filippodb @opensource Dissento! Dopo quasi due decadi da cliente Amazon, da un anno li ho mollati. Continuo a fare una buona percentuale dei miei acquisti online, e a conti fatti sto spendendo meno di prima, non di più. Ci si mette un po’ di tempo e di fatica, ma la transizione è non solo fattibile, ma anche conveniente. E il fegato torna sano 😉
@lucasalgarelli @filippodb @opensource indubbiamente starai acquistando anche più sapientemente e con approccio minimalista, ma questa è ingegneria sociale non esperienza d’uso (alias anche di praticità)
@lucasalgarelli @filippodb @opensource avrai indubbiamente accettato dei compromessi oltre quello sforzo già messo nel cambiamento. Compromessi che stai continuando a motivare per il fatto di essere alternativo. I servizi logistici di amazon, oltre al loro focus verso il cliente, sono indiscutibilmente ineguagliabili (matematica di mercato e quantità). Solo una cosa potrà smantellare il suo ecosistema di vendita: la qualità degli articoli venduti ed i venditori.
@bordercollie26 @filippodb @opensource La mia esperienza non è quella che descrivi. Sono partito da una decisione di principio, staccarmi da Amazon (e da tutte le big tech). Ciò che ho scoperto strada facendo è stato per me inatteso. Amazon è una gabbia dorata: la parte dorata è la UX a tutto tondo. Il resto è una gabbia, compresi prezzi spesso più alti della concorrenza (online).
@lucasalgarelli @filippodb @opensource proverò a seguire i tuoi consigli, spero proprio di avere la tua stessa esperienza.
@bordercollie26 @filippodb @opensource Ti consiglio di fare una semplice prova: per i prossimi 10 acquisti su Amazon, usa un motore qualunque (tipo trovaprezzi) per fare qualche confronto.
PS: Cory Doctorow è un titano del pensiero contemporaneo. Ha capito e spiegato cosa stava succedendo con le big tech prima di chiunque altro. Grazie @filippodb per averlo citato.@lucasalgarelli @filippodb @opensource lo proverò assolutamente 😀
@lucasalgarelli @bordercollie26 @filippodb @opensource confesso di usare Amazon a volte, però sta cosa della consegna rapida che spingono mi fa inalberare alquanto. Nel più delle volte non stai mica ordinando prodotti salva vita, a che serve il “consegna domani”? Bisogna essere come bambini “lo voglio subito!” ? E poi ti chiedi il perché tutti questi furgoni che sfrecciano come matti per le strade delle città!
@smassimo75 sono tutti optional che invogliano il cliente a scegliere uno o l’altro. Consegna domani, in alcuni casi consegne oggi stesso, assistenza H24, reso gratuito, garanzia dalla a alla z 3 tanto altro
@Ingordi_Channel @smassimo75 @lucasalgarelli @filippodb @opensource per il mercato online sono il vero valore aggiunto. Molti e-commerce invece una volta venduto, spariscono o rendono una qualsiasi pratica di assistenza stressante, forti del fatto che non hanno sedi fisiche. Mentre amazon, se un venditore crea problemi, si impone fornendo il rimborso e poi rifacendosi sul commerciante.
@smassimo75 @lucasalgarelli @filippodb @opensource alcune volte fa comodo e non bisogna demonizzare sempre 😉
@bordercollie26 @smassimo75 @lucasalgarelli @filippodb @opensource
Ok non è questione di voler per forza demonizzare, ma purtroppo “cosa c’è dietro” occorre sempre chiederselo
@lucasalgarelli @bordercollie26 @opensource è esattamente quello che ho fatto anch’io. E ho trovato sempre affari migliori di Amazon su trovaprezzi. &co
Certo Amazon ha una consegna velocissima ma anche quella è una gabbia dorata, quanti oggetti veramente ti servono il giorno dopo?@filippodb @lucasalgarelli @opensource ho notato che nessuno ha citato uno dei servizi migliori di amazon, per cui vince su qualsiasi altro. La gestione del reso! Quello è un vero tallone di Achille per qualsiasi altro servizio online.
@bordercollie26 @filippodb @lucasalgarelli @opensource uno dei servizi migliori… non certo dal punto di vista ambientale visto che la maggiorparte dei resi di modesto valore finisce nel pattume. Comunque in generale le poche volte che ho dovuto fare un reso (con altri servizi ovviamente) mi hanno sempre rimborsato dopo il ritorno e il controllo del bene restituito.
@bordercollie26 @lucasalgarelli @filippodb @opensource dovresti leggere “enshittification” di Cory Doctorow - entrambe le condizioni che suggerisci non sono “soluzioni”, purtroppo.
I venditori sono vincolati ad usare Amazon perchè offre loro un mercato letteralmente globale.
La qualità degli articoli è - di fatto - irrilevante se il consumatore trova prezzi bassi e/o free returns, soprattutto quando la maggior parte della popolazione ha un account Prime@andrearastelli @lucasalgarelli @filippodb @opensource ahimè hai ragione. non si può pretendere che loro siano più forti di noi e facciano la loro crociata in nome di un mondo migliore.
Per il libro, molto interessante (ho letto un articolo sull’autore). Vedrò di ordinarlo 😉
@bordercollie26 @lucasalgarelli @filippodb @opensource curioso di sentire il tuo parere sul libro.
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@filippodb @opensource fosse così facile staccarsi davvero dalle tech americane e chiuse!
@elettrona @opensource Sì, assolutamente: abbandonare certi servizi non è semplice e nessuno pretende la purezza assoluta.
Ma nel vedere persone ergersi a paladini dell’open source e della decentralizzazione, salvo poi rimanere incollate a servizi closed, magari ospitati sui server di Bezos o comunque dipendenti dall’infrastruttura delle stesse aziende che dicono di voler combattere…
È un po’ come dichiararsi vegani davanti a una bistecca: l’intenzione sarà anche nobile, ma la pratica no.
@filippodb @opensource capisco perfettamente il punto di vista, infatti anch’io faccio una fatica enorme a parlare di open source toccandomi stare imprigionata nei close
@mattiz6276 @filippodb @opensource come mai non matrix con #element_x ?
@bordercollie26 @filippodb @opensource Ho bisogno anche di rimanere in contatto con i famigliari meno “smanettoni” perciò per loro la possibilità di aggiungermi semplicemente usando il mio numero di telefono è importante.
Sempre per soddisfare questi famigliari, preferisco usare una abbastanza nota alternativa a WhatsApp (con interfaccia e semplicità d’uso simile), piuttosto che ad esempio SimpleX o Matrix (che probabilmente non conoscono).@mattiz6276 @bordercollie26 @filippodb @opensource
Puoi provare Deltachat, al momento è l’unico sistema che ho trovato affidabile, criptato, decentralizzato, multidispositivo facile da usare con in più il vantaggio di non richiedere un numero di telefono.@vinicio @mattiz6276 @filippodb @opensource interessante. Mi documento. Grazie 😀
@mattiz6276 @filippodb @opensource esattamente. E la cosa buffa è… che la colpa non è della massa, ma di chi sviluppa le alternative che vuole sentirsi “alternativo” e sviluppa pensando solo al nerd e non all’utente medio (parlo dell’interfaccia “gui” e esperienza d’uso “ux”).
Finché sarà così la trovo una crociata persa in partenza.
@filippodb In questo momento sto stampando con la mia stampante 3D, dopo aver caricato il progetto si rifiuta di partire. Il mio server pi-hole, giustamente, bloccava il cloud amazonaws, ma le stampanti Bambulab senza il collegamento al cloud *aws non stampano, ho dovuto aggiungere una eccezione a Pi-Hole, ora sta stampando. Se parliamo di FB e WA va bene, ma se parliamo di altro sei obbligato, oppure scolpisci il pezzo con martello e scalpello, ma devo fare 100 pezzi. @opensource
@datak @opensource Pazzesco, ma non faccio alcuna fatica a crederci. Ormai Amazon è dappertutto: anche se non hai Alexa in casa, c’è una buona probabilità che una parte dei servizi che usi ogni giorno passi comunque dai suoi server.
E poi ci sono gli elettrodomestici smart: frigoriferi, telecamere, aspirapolvere, assistenti vocali… un ecosistema di oggetti connessi che spesso sappiamo usare, ma raramente sappiamo davvero controllare.
@filippodb @datak @opensource
Aggiungo i giochi interattivi per bambini ,la bambola che parla e cammina (e filma)…@Jazzimat @datak @opensource pure alle bambole sono arrivati! Io per fortuna regalo quasi esclusivamente lego e libri, quelli per rimangono per il momento offline 😅
@filippodb @datak @opensource
A me impressiona ancora di più un’altra cosa: molte webcam e dispositivi smart usati in massa nelle abitazioni si collegano direttamente a server cinesi, spesso senza che l’utente lo sappia.
Con un Pi‑hole ho riscontrato elettrodomestici che, appena accesi, contattano AWS e server cinesi anche senza aver mai configurato l’app.@emanuelegori ho un robot lavapavimento che ogni 24 ore “spara” verso baidu, ma non passa dal mio pi-hole. @filippodb @opensource

@emanuelegori @datak @opensource le webcam cinesi sono realmente inquietanti anche perché funzionano benissimo e costano troppo poco, sono destinate ad invadere le case dei vicini e quindi anche se non le usi ci finisci dentro.
@filippodb @datak @opensource
Pensa a chi mette le webcam in casa per sentirsi più sicuro.
L’immagine catturata in casa viene inviata verso l’infrastruttura del produttore, spesso in Cina, per essere trasformata negli alert che ricevi ovunque ti trovi.
Alla fine scambiamo la privacy domestica per un servizio generalmente gratuito.@emanuelegori il problema è sempre che chi compra vuole il prodotto “accendi e vai”. Ho tutta la videosorveglianza acquistata dalla Cina, ma il suo cloud è bloccato e “guardo” tutto attraverso una VPN dal mio cellulare verso la mia LAN. Non esce nulla in rete. Ma ti posso garantire che anche blasonati marchi che si spacciano per italiani, “sparano” tutto in Cina per poi ritornare sul cellulare. “Tanto non ho nulla da nascondere [cit.]” @filippodb @opensource
@datak @opensource Una prospettiva che farebbe inorridire Richard Stallman, che partì da una semplice battaglia per i driver di una stampante e finì per dare vita a una vera rivoluzione culturale sul controllo della tecnologia.
Oggi molti sorridono davanti alle sue posizioni considerate estreme. Poi però si stupiscono quando scoprono che la loro casa, i loro dati e perfino i servizi che si dicono “liberi e decentralizzati” che li circondano dipendono da progetti proprietari delle Big Tech.

















