Mi fanno sempre sorridere quelli che dicono di voler sostenere l’@opensource, imparare a gestire un server, usare alternative ai Big Tech e costruire un web più libero. Poi però finiscono a usare servizi proprietari perché sono gratis, esattamente con le stesse motivazioni di chi resta su servizi google, Facebook o WhatsApp: comodità e abitudine.
La cosa divertente è che alcuni usano servizi proprietari ospitati su Amazon e poi citano i guru anti sorveglianza. 😁


@filippodb In questo momento sto stampando con la mia stampante 3D, dopo aver caricato il progetto si rifiuta di partire. Il mio server pi-hole, giustamente, bloccava il cloud amazonaws, ma le stampanti Bambulab senza il collegamento al cloud *aws non stampano, ho dovuto aggiungere una eccezione a Pi-Hole, ora sta stampando. Se parliamo di FB e WA va bene, ma se parliamo di altro sei obbligato, oppure scolpisci il pezzo con martello e scalpello, ma devo fare 100 pezzi. @opensource
@datak @opensource Pazzesco, ma non faccio alcuna fatica a crederci. Ormai Amazon è dappertutto: anche se non hai Alexa in casa, c’è una buona probabilità che una parte dei servizi che usi ogni giorno passi comunque dai suoi server.
E poi ci sono gli elettrodomestici smart: frigoriferi, telecamere, aspirapolvere, assistenti vocali… un ecosistema di oggetti connessi che spesso sappiamo usare, ma raramente sappiamo davvero controllare.
@datak @opensource Una prospettiva che farebbe inorridire Richard Stallman, che partì da una semplice battaglia per i driver di una stampante e finì per dare vita a una vera rivoluzione culturale sul controllo della tecnologia.
Oggi molti sorridono davanti alle sue posizioni considerate estreme. Poi però si stupiscono quando scoprono che la loro casa, i loro dati e perfino i servizi che si dicono “liberi e decentralizzati” che li circondano dipendono da progetti proprietari delle Big Tech.