Mi fanno sempre sorridere quelli che dicono di voler sostenere l’@opensource, imparare a gestire un server, usare alternative ai Big Tech e costruire un web più libero. Poi però finiscono a usare servizi proprietari perché sono gratis, esattamente con le stesse motivazioni di chi resta su servizi google, Facebook o WhatsApp: comodità e abitudine.

La cosa divertente è che alcuni usano servizi proprietari ospitati su Amazon e poi citano i guru anti sorveglianza. 😁

  • Border Collie@livellosegreto.it
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    1 hour ago

    @filippodb @opensource ritengo sia un normale vorrei ma non posso. È come lamentarsi di amazon store ma poi si capisce che senza, non ci si potrebbe stare a meno di non avere tanti soldi e tempo disponibile per: cercare, valutare e poi comprare un arbitrario sovraprezzo spropositato del commerciante.

    • Luca Salgarelli@mastodon.uno
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      54 minutes ago

      @bordercollie26 @filippodb @opensource Dissento! Dopo quasi due decadi da cliente Amazon, da un anno li ho mollati. Continuo a fare una buona percentuale dei miei acquisti online, e a conti fatti sto spendendo meno di prima, non di più. Ci si mette un po’ di tempo e di fatica, ma la transizione è non solo fattibile, ma anche conveniente. E il fegato torna sano 😉

      • Border Collie@livellosegreto.it
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        46 minutes ago

        @lucasalgarelli @filippodb @opensource avrai indubbiamente accettato dei compromessi oltre quello sforzo già messo nel cambiamento. Compromessi che stai continuando a motivare per il fatto di essere alternativo. I servizi logistici di amazon, oltre al loro focus verso il cliente, sono indiscutibilmente ineguagliabili (matematica di mercato e quantità). Solo una cosa potrà smantellare il suo ecosistema di vendita: la qualità degli articoli venduti ed i venditori.

    • :fedora: filippodb ⁂ :cc:@mastodon.unoOP
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      2 hours ago

      @elettrona @opensource Sì, assolutamente: abbandonare certi servizi non è semplice e nessuno pretende la purezza assoluta.

      Ma nel vedere persone ergersi a paladini dell’open source e della decentralizzazione, salvo poi rimanere incollate a servizi closed, magari ospitati sui server di Bezos o comunque dipendenti dall’infrastruttura delle stesse aziende che dicono di voler combattere…

      È un po’ come dichiararsi vegani davanti a una bistecca: l’intenzione sarà anche nobile, ma la pratica no.

  • Datak@datak.duckdns.org
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    3 hours ago

    @filippodb In questo momento sto stampando con la mia stampante 3D, dopo aver caricato il progetto si rifiuta di partire. Il mio server pi-hole, giustamente, bloccava il cloud amazonaws, ma le stampanti Bambulab senza il collegamento al cloud *aws non stampano, ho dovuto aggiungere una eccezione a Pi-Hole, ora sta stampando. Se parliamo di FB e WA va bene, ma se parliamo di altro sei obbligato, oppure scolpisci il pezzo con martello e scalpello, ma devo fare 100 pezzi. @opensource

    • :fedora: filippodb ⁂ :cc:@mastodon.unoOP
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      2 hours ago

      @datak @opensource Pazzesco, ma non faccio alcuna fatica a crederci. Ormai Amazon è dappertutto: anche se non hai Alexa in casa, c’è una buona probabilità che una parte dei servizi che usi ogni giorno passi comunque dai suoi server.

      E poi ci sono gli elettrodomestici smart: frigoriferi, telecamere, aspirapolvere, assistenti vocali… un ecosistema di oggetti connessi che spesso sappiamo usare, ma raramente sappiamo davvero controllare.

      • :fedora: filippodb ⁂ :cc:@mastodon.unoOP
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        2 hours ago

        @datak @opensource Una prospettiva che farebbe inorridire Richard Stallman, che partì da una semplice battaglia per i driver di una stampante e finì per dare vita a una vera rivoluzione culturale sul controllo della tecnologia.

        Oggi molti sorridono davanti alle sue posizioni considerate estreme. Poi però si stupiscono quando scoprono che la loro casa, i loro dati e perfino i servizi che si dicono “liberi e decentralizzati” che li circondano dipendono da progetti proprietari delle Big Tech.