ANNIENTATO

Nella sua prima apparizione pubblica dopo mesi di detenzione, una fotografia trapelata dal palazzo dell’Alta Corte israeliana di Gerusalemme mostra il dottor Hussam Abu Safiya profondamente segnato dalla prigionia.

Sul medico palestinese sono evidenti i segni di un grave deterioramento fisico. Il volto scavato, lo sguardo affaticato, che racconta notti senza riposo, isolamento, privazioni.

Secondo i suoi difensori e le organizzazioni per i diritti umani che seguono il caso, Abu Safiya sarebbe stato sottoposto a ripetuti maltrattamenti e a condizioni detentive feroci. In queste settimane è stato posto in isolamento in una cella 1×1 metro.

Hussam Abu Safiya - pediatra e direttore dell’ospedale Kamal Adwan nel nord di Gaza/ è stato arrestato il 27 dicembre 2024. Finora nessuna accusa circostanziata è stata mai presentata contro di lui. È detenuto come “combattente illegale”, una categoria giuridica generica utilizzata da Israele per detenere palestinesi senza riconoscere loro lo status di prigioniero di guerra previsto dalla Terza Convenzione di Ginevra.

In via teorica potrà essere liberato solo al termine del “conflitto”. Israele usa questa categoria per negare protezioni internazionali e detenere indefinitamente senza processo persone che non sono membri della Resistenza, come nel caso di un medico civile.

Un medico civile arrestato senza accuse pubbliche, rinchiuso in isolamento, privato delle garanzie minime del diritto internazionale e sospeso in un limbo senza scadenza. Non condannato. Non processato. Semplicemente annientato.

La fotografia uscita dall’Alta Corte di Gerusalemme mostra non solo un uomo devastato, ma un sistema in cui la detenzione senza processo non è l’eccezione, ma il metodo.

Tutti zitti.

Alfredo Facchini
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