La Ue pensa sia sufficiente incriminare singoli Ministri?

Il Governo genocida di Netanyahu mantiene il favore degli israeliani.
Se si andasse oggi ad elezioni, secondo un recente sondaggio pubblicato da Maariv, rimarrebbe il primo partito, pur non dominando più il sistema come negli anni precedenti al 7 ottobre.
Crescono le forze ultranazionaliste e religiose. Torna sopra la soglia elettorale “Sionismo religioso”, il partito guidato dal ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, la formazione sembrava destinata a scomparire dal Parlamento, invece secondo il sondaggio pubblicato da Maariv oggi conquisterebbe 4 seggi tornando sopra la soglia di sbarramento per la prima volta in quasi sei mesi.
Segno che una parte dell’elettorato si sta radicalizzando ulteriormente sotto l’effetto della guerra.
Resta forte Itamar Ben Gvir, leader di Potere ebraico e ministro della Sicurezza nazionale, che continua a raccogliere consenso tra gli elettori favorevoli a una linea ancora più aggressiva contro palestinesi e oppositori interni.

L’opposizione.

Se l’opposizione vincesse oggi in Israele, il cambiamento principale riguarderebbe l’assetto istituzionale e la gestione del conflitto, con la probabile cancellazione della riforma giudiziaria promossa dall’esecutivo guidato da Benjamin Netanyahu.
Tuttavia, sulla gestione della guerra e sulla sicurezza nazionale, la linea rimarrebbe fortemente intransigente, sostanzialmente in linea con la politica fin qui attuata dal Governo.

Gli oppositori più forti
Sono centristi più o meno moderati
Naftali Bennett. L’ex premier.
La sua posizione sulle guerre regionali è però molto simile a quella del governo. Bennett sostiene una linea durissima contro Hamas, Hezbollah e Iran. È favorevole al mantenimento del controllo militare israeliano su Gaza anche dopo la guerra e si oppone alla nascita di uno Stato palestinese. Da anni sostiene inoltre la necessità di colpire preventivamente l’Iran e considera insufficiente la strategia adottata da Netanyahu contro Teheran e i suoi alleati regionali.

Yair Lapid, leader di Yesh Atid ed ex premier.
Lapid critica Netanyahu soprattutto per la gestione politica del conflitto e per l’assenza di una strategia diplomatica sul dopoguerra. Sostiene il diritto di Israele a proseguire le operazioni contro Hamas e appoggia un approccio molto duro verso Hezbollah e Iran, ma insiste sulla necessità di ricostruire il rapporto con Stati Uniti ed Europa e di coinvolgere i Paesi arabi moderati nella futura amministrazione di Gaza.

Cosa accadrebbe se vi fosse un cambio di governo che escludesse Netanyahu?

* Riforme istituzionali: verrebbe ripristinata l’indipendenza della Corte Suprema e bloccato il piano per limitare il potere dei magistrati.
* Gestione della guerra: l’obiettivo di smantellare le capacità militari di Hamas e Hezbollah resterebbe invariato, ma cambierebbe l’approccio diplomatico. L’opposizione punterebbe a un maggiore coordinamento con gli alleati occidentali (in primis gli Stati Uniti) e a un accordo per la liberazione degli ostaggi.
* Politica interna: si assisterebbe a un ridimensionamento del peso politico dei partiti ultra-ortodossi e di estrema destra, con l’adozione di politiche più laiche e progressiste.
* La questione palestinese: sebbene gran parte dell’opposizione sia storicamente più aperta a soluzioni diplomatiche rispetto alla destra, il consenso politico interno post-7 ottobre rende improbabile un’immediata ripresa di negoziati per la creazione di uno Stato palestinese.

Insomma il sondaggio è chiaro: le forze di destra e di centro prevalgono tra gli elettori, che in definitiva nella stragrande maggioranza non sono scossi per nulla o molto poco da genocidio, crimini di guerra, pesanti violazioni del diritto internazionale umanitario, occupazioni illegale, blocco degli aiuti etc etc.

Il tutto in dispregio del diritto internazionale.

Quindi davvero i responsabili sono un paio di Ministri?

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/21/sondaggi-israele-netanyahu-maggioranza-notizie/8394447/

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