Vergognoso il solo pensarla.
PROPOSTA DI LEGGE COSTITUZIONALE BARABOTTI: “Modifiche agli articoli 63, 84, 92 e 122 della Costituzione concernenti l’introduzione del requisito della cittadinanza italiana per nascita per l’assunzione degli incarichi di vertice dello Stato e delle regioni” (2738)
https://www.camera.it/leg19/126?leg=19&idDocumento=2738
Da Soumaila Diawara
Si tratta, di fatto, del ritorno di leggi razziali.
Ci sono momenti in cui chiamare le cose con il loro nome non è un insulto, ma un dovere civile, e questa proposta del deputato leghista Andrea Barabotti è una di quelle occasioni. Quando li chiami fascisti si offendono, ma se una proposta è fascista nella sostanza non smette di esserlo solo perché l’autore si risente.
La riforma costituzionale depositata l’11 dicembre scorso mira a escludere gli italiani non “di nascita” dalle più alte cariche dello Stato, presidenti di Camera e Senato, presidente della Repubblica, presidente del Consiglio e presidenti di Regione. Non si parla di competenze, di meriti, di fedeltà alla Costituzione o di servizio alla Repubblica. Si parla di sangue, di origine, di un presunto “legame originario e pieno con la Nazione”, una formula che puzza di naftalina ideologica, di nazionalismo etnico, di Stato identitario, non certo di Repubblica democratica.
La Costituzione italiana è chiarissima. L’articolo 51 stabilisce che tutti i cittadini hanno diritto di accedere alle cariche elettive e agli uffici pubblici in condizioni di uguaglianza. Tutti, senza aggettivi, senza gerarchie, senza cittadini di serie A e di serie B. Barabotti propone di introdurre un’eccezione pesantissima che non rafforza lo Stato ma lo deforma, trasformandolo in un club chiuso fondato sull’origine e non sulla cittadinanza.
Qui non c’è alcuna esigenza di sicurezza nazionale né un’emergenza istituzionale. C’è solo l’ossessione identitaria della destra leghista che continua a considerare “meno italiani” milioni di persone che vivono, lavorano, pagano le tasse, crescono figli e rispettano le leggi di questo Paese, italiani a cui lo Stato chiede tutto ma a cui nega la piena dignità politica.
Il riferimento agli Stati Uniti è poi l’ennesimo argomento usato male, fuori contesto e senza onestà intellettuale. Gli Stati Uniti hanno una storia costituzionale, un sistema federale e un modello di cittadinanza completamente diversi. L’Italia, al contrario, nasce dalla sconfitta del fascismo e fonda la propria identità repubblicana proprio sul rifiuto delle discriminazioni basate sull’origine, sulla razza, sul sangue. Importare selettivamente regole altrui per giustificare un progetto regressivo è un trucco vecchio e trasparente.
Ancora più inquietante è la motivazione dichiarata, i flussi migratori. Come se un cittadino italiano che ha acquisito la cittadinanza dopo un percorso legale e spesso lunghissimo fosse per definizione un corpo estraneo, una minaccia potenziale, qualcuno di cui non ci si può fidare. È una visione sospettosa, escludente, profondamente razzista nella sua struttura anche quando cerca di mascherarsi con il linguaggio istituzionale.
Questa proposta non difende la Costituzione, la svuota. Non rafforza lo Stato, lo indebolisce. Non unisce la Nazione, la divide deliberatamente. È un attacco frontale al principio di uguaglianza e un passo verso una concezione etnica della cittadinanza che l’Italia dovrebbe aver sepolto per sempre nel 1945.
E allora sì, chiamiamole con il loro nome queste idee. Sono idee fasciste anche se pronunciate in Parlamento, anche se rivestite di legalese, anche se accompagnate da sorrisi e comunicati stampa. Il fascismo non torna sempre con l’olio di ricino, a volte torna sotto forma di emendamenti, di “requisiti aggiuntivi”, di discriminazioni scritte nero su bianco.
Ora Barabotti dovrà convincere i suoi compagni di partito a sostenerla. Ma il vero banco di prova sarà il Paese. Perché se questa è l’idea di Italia che la Lega propone, un’Italia chiusa, sospettosa, gerarchica, allora il problema non è solo una riforma costituzionale. Il problema è la deriva culturale e democratica che essa rivela.

